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Riflessione astrologica sull’annunciato  riarmo dell’Europa e il futuro che ci stiamo preparando alla luce della risalita del 2026.

Da tempo sto riflettendo, e so per certo di non essere l’unica in ambito astrologico, su come sia compatibile ciò che sta accadendo a livello mondiale, con la risalita del 2026 e la  svolta 2026-2030 preannunciate da André Barbault.

L’ultima ed eclatante novità è che in questi giorni è stato approvato, da 26 Paesi su 27, un piano di riarmo europeo senza precedenti, una decisione che segna un passaggio storico per l’Unione Europea.

Personalmente, questo mi sgomenta. Ciononostante, ho cercato di capire quale scenario sia più compatibile con i simboli in movimento.

Spero di essere riuscita a separare i fatti dalle opinioni e di essere stata, per quanto soggettivamente possibile, imparziale.

Dunque, l’Europa si arma. Lo fa, ufficialmente, per rafforzare la propria autonomia strategica, cioè per poter difendere i propri confini senza dipendere in modo eccessivo dagli Stati Uniti o dalla NATO.

In teoria, questo progetto realizza un’idea invocata da anni, e cioè un’Europa capace di contare su se stessa in caso di crisi, senza attendere consensi esterni.

Però, la realtà è sempre più sfumata. Questo piano di riarmo arriva in un contesto geopolitico ad altissima tensione: il conflitto in Ucraina, il deterioramento dei rapporti con la Russia, l’instabilità in Medio Oriente.

In uno scenario simile, un riarmo di queste proporzioni può essere letto in modi diversi che vanno dall’autonomia strategica della narrativa ufficiale, alla pericolosa deriva bellicista.

E poi c’è evidentemente un tema più profondo che spicca.  L’Unione Europea è nata, teoricamente,  su valori di pace, diplomazia e mediazione. Normalizzare il riarmo, farlo diventare parte integrante dell’identità europea, è un profondo cambio di paradigma culturale e politico.

A questo punto la domanda  diventa inevitabile: come e dove  si colloca questa fase storica a livello astrologico?

L’Indice Ciclico Planetario: il metodo di Barbault e la svolta del 2026

Non possiamo parlare di cicli collettivi senza confrontarci con la visione di André Barbault, che ha dedicato decenni a studiare il legame tra cicli planetari lenti e grandi eventi storici.

Barbault ci ha lasciato uno strumento prezioso, l’Indice Ciclico Planetario (ICP), che misura la somma delle distanze angolari tra Giove, Saturno, Urano, Nettuno e Plutone.

Sinteticamente, quando i pianeti lenti  sono ravvicinati, l’indice è basso e il periodo è critico. Viceversa quando sono distribuiti a una distanza maggiore tra loro, l’indice è alto e indica periodi di pace e di crescita.

La validità di questa tecnica è stata, fino ad oggi,  ampiamente dimostrata dagli innumerevoli studi pubblicati dall’astrologo che ha ripercorso gli eventi dell’umanità proprio alla luce di questo approccio.

Barbault non si è limitato a teorizzare,  ha verificato questo metodo su anni e anni di storia, trovando corrispondenze precise tra i minimi dell’ICP e guerre mondiali, crisi economiche e crolli sistemici, così come tra i massimi dell’ICP e fasi di progresso e stabilità. Ovviamente questa tecnica non può essere impiegata per fare previsioni esatte ma sicuramente  descrive il clima generale del momento.

Dopo il 2020, anno definito da Barbault,  della  “grande caduta” (che ha  visto la pandemia di Covid-19 trasformarsi in un evento globale senza precedenti, capace di bloccare il mondo, sconvolgere le economie, limitare le libertà personali e innescare una catena di crisi politiche e sociali), Barbault ha indicato nel  2026 l’inizio di un periodo tra i più armonici e promettenti del XXI secolo.

Nella visione di Barbault, il 2026-2030 è un’apertura, un nuovo ciclo che dovrebbe portare maggiore stabilità, benessere economico e collaborazione internazionale. La particolarità della svolta del 2026-2030 è rappresentata dalla centralità della congiunzione Saturno-Nettuno a inizio Ariete, vertice dell’ associato  trigono Urano in Toro e Plutone in Acquario.

Il bivio attuale: caos di transizione o tradimento del futuro?

E allora, come si concilia questa previsione con l’attuale clima, il riarmo europeo, la guerra in Ucraina, la tensione geopolitica globale, la crisi climatica e le derive autoritarie che stiamo vedendo?

Tutto sommato, quello  che stiamo vivendo ora potrebbe essere perfettamente compatibile con la parte finale di un ciclo basso, cioè con quella fase in cui le tensioni raggiungono il massimo, dove le strutture politiche, economiche e sociali scricchiolano o crollano e  la paura prevale, proprio perché si avvicina un cambio di paradigma.

Potremmo essere dentro il caos inevitabile di transizione, quel passaggio di rottura che precede ogni grande riallineamento storico.

C’è un punto che Barbault aveva molto chiaro e che oggi, nel clima in cui siamo tutti immersi,  tendiamo forse a dimenticare e cioè che il riarmo non è sempre preludio diretto di una guerra mondiale. Certamente negli anni ‘30, il riarmo portò alla Seconda Guerra Mondiale ma negli anni ‘80, fu invece parte della Guerra Fredda senza mai portare a uno scontro diretto tra le grandi potenze.

Se Barbault aveva ragione — e la solidità del suo metodo ci invita a pensare di sì — la risalita ciclica che inizia nel 2026  sarebbe reale e, ciononostante, ciò che dobbiamo forse fare è  ridefinire cosa intendiamo per armonia.

Probabilmente la sua visione va  riletta alla luce della complessità attuale. Forse il periodo 2026-2030 sarà davvero più armonico rispetto al disastro 2020-2025 e non solo,  ma quella “armonia” potrebbe essere una stabilità “forzata”, costruita su nuove alleanze, nuovi equilibri e nuove regole (anche scomode).

Barbault, pur essendo un vero gigante, lavorava con un mondo che stava cambiando e non aveva ancora visto una serie di questioni che all’epoca non erano neppure immaginabili (tanto per fare un esempio l’impatto delle tecnologie digitali e dell’AI  anche sulla geopolitica).

Probabilmente ciò che ci aspetta non sarà la pace di un mondo disarmato e pacificato, ma un nuovo equilibrio multipolare, costruito su nuove alleanze e una diversa distribuzione delle risorse. Potrebbe essere che ciò che stiamo vedendo  sia il preludio della costruzione di un nuovo equilibrio di forze, necessario proprio per entrare nel periodo di stabilità che Barbault intravedeva. In pratica, una sorta di riassetto globale.

In quest’ottica, la tensione che stiamo vivendo, il riarmo, la paura che sembra riempire ogni spazio pubblico e privato, non sono in contraddizione con ciò che Barbault  ci ha insegnato, ma ne rappresentano probabilmente l’ultima, inevitabile manifestazione.

Siamo dentro un passaggio storico delicato, quello in cui il vecchio ordine globale non regge più ma il nuovo non è ancora nato. E in questi passaggi, la paura è sempre la reazione più istintiva.

Nel 2026 i cicli planetari ci offrono un’occasione, quella di inaugurare una fase storica più armonica, creativa e aperta al futuro. Ma Barbault per primo,  aveva ben chiaro che il destino degli uomini si svolge in terra.

Pertanto,  la qualità reale di ogni ciclo dipende dalla coscienza collettiva con cui lo attraversiamo. Il riarmo è una scelta politica, non un destino astrologico. Quale sarà il vero significato di questo riarmo dipenderà da quale consapevolezza lo guiderà.

Il simbolo non è interpretabile a piacere ma la lettura del contesto storico e collettivo in cui i  simboli si inseriscono è d’obbligo.

Io, né come persona, né come astrologa, ho risposte definitive. Ma credo che  il senso del mio lavoro sia proprio questo: fare domande, porre riflessioni, offrire chiavi di lettura che non semplificano, ma ci aiutano a restare svegli.

E oggi la domanda che mi sorge  è proprio questa:

Siamo capaci di immaginare un futuro che non sia solo difesa e sopravvivenza?

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